Marina.

Nave FeniciaAvvolta dal cielo grigio e da fotografie di nebbie e nevi, all’improvviso mi assale quella nostalgia acuta che conosco: mi visita ogni anno a metà inverno, proprio nel tempo in cui sono nata, sotto le stesse piogge che ora battono sui vetri.

Nostalgia dell’odore della brezza marina, del canto incessante, dei passi che dividono la riva dall’abbraccio liquido che in un istante scopre ogni segreto del corpo, la vertigine e l’onda, sotto la spuma le profondità dei blu e dei verdi, e nel risalire quella linea sottile che divide l’universo dell’aria da quello dell’acqua – quante volte mi sono divertita a guardarci attraverso, facendola cadere esattamente a metà delle mie pupille, sospesa tra due mondi – confine violato solo per un attimo dal tuffo di un gabbiano o di un pesce.
Il sole del Mediterraneo che ritaglia contorni così netti da rendere ogni cosa irreale. Chiaroscuri scolpiti da uno scalpello arcaico e severo. L’ora accecante in cui tutto è immobile, solo le cicale cantano un canto ipnotico. Forse l’ora in cui possono apparirti gli dei, dopo penserai che è stato uno scherzo degli occhi. Allora case buie dai muri freschi offrono loro rifugio da quella luce, fatta per sguardi non mortali. Dopo, la notte profumerà di resina e gelsomini, forse ti addormenterai sul muretto tiepido della terrazza.

Ma anche nostalgia di altri inverni, inverni di acque argentee, pieni della voce assordante delle onde che si sovrastano a vicenda, mugghiando storie in una lingua troppo antica perché tu possa capirla: gli uccelli rispondono un controcanto stridente. L’acqua allora conquista la terra, mangia la riva: lascerà poi in cambio doni dai suoi viaggi lontani, conchiglie sassi legni vetri ossa, levigati dalle sue innumerevoli mani esperte. Il vento spira duro, non neve ma salsedine acre copre ogni cosa, sottile e invisibile, eppure la senti ovunque, sulla pelle, sui capelli, nel respiro, sugli oggetti corrosi, sulle labbra salate.
Ti volti verso quella distesa cangiante, in ogni stagione, nella luce limpida o in mezzo alla tempesta, e ti accorgi che in quel momento potresti essere in ogni secolo e parlare ogni lingua, quasi aspetti che spunti all’orizzonte una nave fenicia.

Nostalgia di cose non vissute ma nitide nella mia memoria. E mi dico che dovrei essere nata quando la vita era a Sud.

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Informazioni su silviavalens

Mi chiamo Silvia, sono di Roma. Studio lettere classiche e storia dell'arte, e canto rinascimentale e barocco. Mi interesso del mondo antico, dell'epoca rinascimentale e barocca, di musica, arte, teatro, danza, libri, letteratura, lingue, linguistica, dialettologia, filologia, filosofia, storia, antropologia. Amo i viaggi, la natura, il mare, i gatti, la cucina, le stoffe, i gioielli, le case, il Mediterraneo, le sue storie e le sue culture. Amo la bellezza e il sapere, in ogni loro forma, amo le conoscenze antiche che si tramandano di voce in voce, di mano in mano. "Ma come sempre è l'inganno a svelare la verità che altrimenti potrebbe sfuggire." R.Calasso, Le Nozze di Cadmo e Armonia
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